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Informazioni Ebook
Sottotitolo: 
poesie sul rosario
Autore: 
Enrico Monaci
Recensione: 
Nota critica di Mauro Ferrari: Da sempre la poesia cosiddetta religiosa, in tutte le diversificazioni e sfumature, rappresenta per i poeti un tremendo banco di prova, uno di quelli, cioè, in cui la piena riuscita è vicinissima al fallimento totale. Il perché è presto detto: il poeta che si cimenta con questi rischiosi moduli stilistici e tematici deve trovare nei propri versi un precario equilibrio fra l’espressione personale e un contenuto universale. In altri termini: la poesia religiosa coinvolge le più profonde e quindi mobili sfere della personalità e dell’affettività, ma al contempo deve confrontarsi con un contenuto fattuale che la fede dà per certo e su cui non ammette dubbi. L’ondeggiare del sentimento e il brancolare della ragione, che rappresentano i poli fra cui si muove il discorso di ogni poeta, e quindi le domande incessanti e drammatiche con cui egli si confronta, faticherebbero non poco a coniugarsi con la banale esternazione di una devozione religiosa a tratto fermo La storia della poesia e della letteratura ci insegna invece che, fortunatamente per le loro stesse sorti, non è esattamente così: la poesia religiosa che non osa confrontarsi con il carico di mistero e di dubbio, di sofferenza e, in una parola, di tragedia che la fede comporta (e riveste, implica, tenta di superare) è destinata al fallimento neppure troppo glorioso che solitamente tocca alla comunicazione di stati d’animo e agli abbandoni sentimentali in versi: ovvietà del tutto non interessanti per quel popolo a venire cui ci si dovrebbe invece rivolgere. È vero poeta colui che sa trovare la vena drammatica nel tessuto solo in apparenza compatto del dogma, che sa investigare la condizione umana nella sua universalità ma anche e soprattutto nella sua concreta storicità alla luce di quel dettato immutabile, di quel contenuto di verità atemporale che, tuttavia, stride sempre a contatto con il tempo umano. Da Sant’Agostino a Montagne, da Dante a Tasso, da Manzoni a Turoldo, da Luzi a Fabiani, la poesia religiosa autentica è stata più combattimento con l’angelo che contemplazione, più interrogazione che affermazione. Di cosa vive, allora, la poesia di Enrico Monaci? Dove è fissato, e come, il suo personalissimo punto di equilibrio? Già il sottotitolo – Poesie sul rosario – ci dice che il poeta arriva a una riflessione sull’umano universale a partire dalla recitazione del rosario, cioè il momento in cui la dimensione intima e personale si salda a quello corale della communitas cristiana, e la devozione 6 privata si allaccia al dogma. Il poeta raggiunge quindi una splendida riuscita poetica per una via ancora diversa e inattesa: poeta della serena certezza e non del dubbio, Monaci salta a pié pari l’esternazione personale e l’indugio nella dimensione solipsistica; il poeta prende infatti di peso la storia dei Vangeli, con una franchezza ingenua e solida che in Italia troviamo solo nel “medievale” Fabiani, ripercorrendo la vicenda di Cristo con una dizione mai liricamente abbandonata, eppure nemmeno sorvegliata. No, la voce di Monaci, anche quando il verso si frange in modo imprevedibilmente irregolare, in una prosa insomma da alta oratoria, è un calmo e potente recitativo in versi, talvolta ad andamento ipotattico, che ricorda a tratti il T.S. Eliot dei Four Quartets («Tutta la terra è il nostro ospedale») più che il lirismo di Ash Wednesday («Signora dei silenzi…»). In virtù di questa peculiarità, Monaci non teme né il riferimento diretto alle Scritture, che in un poeta meno dotato sarebbe una piatta descrizione di avvenimenti, né l’intensa riflessione sul mistero, che a malapena sopporterebbe slanci lirici da falsetto. Né Monaci teme l’uso dell’”Io”, o meglio l’assunzione diretta e responsabile di un contenuto senza frapporre maschere o filtri stilistici e tonali, come ad esempio il distanziamento ironico. In quel capolavoro assoluto che è Agonia (p. 27), il poeta si rivolge a Gesù in un colloquio fraterno e umile, parlando come uomo che non sa affrontare il mistero della Passione eppure ha conosciuto il male: Non so parlare della tua morte, o Gesù, so solo che la morte viene per una violenza cieca che scorre come un torrente in piena dai palazzi del lusso sfrenato, dalla resa interiore al male che ingoia ogni briciolo di umanità Monaci, con una nudità poetica allarmante per la sincerità che attesta, ci parla della storia di Cristo e del suo valore per noi, con un balzo che appare naturale ma che, a ben vedere, è assolutamente eccezionale fra le due dimensioni che porta a collegare, saltando il tempo umano della Storia per metterci davanti, con la serenità di un Giotto o, meglio ancora, di un acquerellista, i momenti centrali della vicenda umana di Cristo e il loro significato più alto e universale. È questo coraggio nel compiere un balzo tanto audace che ci dimostra come Enrico Monaci sia un poeta vero, e nello specifico una delle migliori voci della poesia religiosa nazionale.
Pagine: 
44
Anno: 
2009
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AllegatoDimensione
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